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Dan Brown a Firenze, sulle orme di “Inferno”

“Se sai dove guardare, Firenze è il Paradiso”

 

questa è la frase chiave del nuovo film di Ron Howard tratto dal bestseller di Dan Brown “Inferno” dove Tom Hanks, nei panni del Professore Robert Langdon,  ripercorre i luoghi simbolo della Firenze medievale  e rinascimentale e dell’inferno Dantesco.

 

Il romanzo si apre con l’immagine del campanile della Badia Fiorentina e di pagina in pagina fotografa e racconta scorci e monumenti della città rinomati e non.

Le rocambolesche avventure del professore partono da Porta Romana, una delle monumentali porte di accesso alla città, attraverso la cinta muraria progettata da Arnolfo di Cambio agli inizi del 1300: da qui  il protagonista, per fuggire ai controlli della polizia si rifugia all’ Istituto D’Arte, edificio costruito per volontà del Re d’Italia negli anni di Firenze capitale (1865-1871)al quale erano annesse le Scuderie Reali. Oggi il palazzo ospita, oltre al Liceo d’Arte, una ricchissima Gipsoteca dove sono conservati oltre 3.000 calchi in gesso di celebri opere d’arte.  Scavalcando le antiche mura il professore prosegue la sua fuga nel giardino di Boboli, dove non può fare a meno di ammirare i laghetti, le fontane e le sculture immersi nel verde e la meravigliosa Grotta Del Buontalenti , una grotta divisa in 3 stanze, decorata con obelischi simili a stallagtiti, all’interno della quale è collocata una copia della celebre scultura di Michelangelo,” I prigioni”.

Dal giardino di Boboli il professore accede a  Palazzo Pitti, un tempo  residenza dei Medici e dei Lorena oggi sede di numerosi musei, e di qui al Corridoio Vasariano, il  passaggio segreto commissionato da Cosimo dè Medici come via di accesso diretta e priva di rischi e pericoli da Palazzo Vecchio alla residenza di Palazzo Pitti: completato in soli 5 mesi il corridoio si estende, attraversando anche  residenze private già esistenti all’epoca, per circa 1 km, e, passando sopra Ponte Vecchio raggiunge gli Uffizi e Palazzo Vecchio.

Giunti a Palazzo Vecchio il professore e la sua compagna di avventure, Sienna, visitano il Salone dei 500, con il magnifico soffitto a capriate e travi in legno all’interno del quale sono come incastonate magnifiche opere d’arte, lo studiolo  di Francesco I e la stupenda Sala Delle Mappe.

Abbndonano quindi il Palazzo attraverso una porticina sopra Via della Ninna, raggiungono Piazza della Signoria e si addentrano nel dedalo di stradine circostanti che meglio rappresentano la Firenze Medievale. Qui si imbattono nella Casa di Dante e nella chiesa dove è stata sepolta la sua musa ispiratrice, Beatrice Portinari, per poi arrivare a Piazza del Duomo e al Battistero . Qui, sulle porte ad est cesellate da Lorenzo Ghiberti e chiamate dallo stesso Michelangelo le Porte del Paradiso i due eroi trovano finalmente quel “paradiso” a cui si faceva riferimento sin dalle prime pagine del romanzo. All’interno del Battistero caratterizzato da una singolare pianta ottogonale e rivestito con splendidi mosaici d’oro, che rappresentano i vari livelli del Paradiso e dell’Inferno, molto simili alla descrizione di Dante, si conclude l’avventura fiorentina del professore Langdon.

Presso il fonte Battesimale il protagonista del romanzo fa infatti una sorprendente scoperta che lo porterà a partire per Venezia…

 

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